Agosto 16, 2008 // Posted by: Skapal:PeS // Category:
Miei Lavori,
Vario.
Notte. Notte silenziosa, notte che parla. Notte che porta consiglio. Notte che culla i sogni.
Questa notte, un sabato sera passato tristemente a casa. Notte consolata da Enrico Brizzi: notte alimentata da una lieve sopresa notando che la mia storia e quella riportata sul libro sono simili.
Notte che mostra un’eclissi parziale. Notte che copre la luna e poi la spoglia.
Notte che tambura silenziosamente sul cemento, si fa sentire, si affaccia, ti saluta e rimane lì a vedere ciò che fai con un bel sorriso stampato tra le stelle.
Notte viva, notte continua, notte che però finirà. Non vuole farti dormire, ti offre una arietta fresca, lontana dalle sue calde sorelle di luglio.
Notte che fa riflettere, notte che ti ricorda ciò che è stato e che ti dà la forza per andare avanti.
Notte che, soprattutto, ti ricorda che non stai morendo.
Concede un dolce abbraccio.
Non vuole le nuvole, le odia, fidati, le odia. Vuole essere libera, vuole che qualcuno la guardi e si accorga di lei, notte coperta da un velo scuro che può solo mettere buon umore.
Sembra una sposa nel giorno del suo matrimonio, suo marito è uno sguardo sincero. Le stelle sono il suo mazzo di fiori, e la terra la sua testimone. Marcia per qualche ora fino ad arrivare all’alba, l’altare, e li poi scopare a riposare.
Notte contenta, notte banale, notte sincera e complicata.
Ti accarezza. Si sta bene. Stai bene.
Per un attimo scordi tutto e subito dopo ritornano i problemi per poi riandare via.
Notte chiusa tra due lenzuola, notte che vola su di te. Notte che vola, però, veloce. Notte che va senza dire quando tornerà.
Notte che ispira, che poeticamente suggerisce le parole.
Notte che dà coraggio di scrivere su questo Cyber-diario.
Sì, ricerco parole per descriverla. Dizionario consumato senza ottenere poi molto. L’ho già detto, le parole le suggerisce lei, aspetta e mettiti a scrivere. Senti qualcosa sta dicendo. Vuole essere qualcosa da ricordare, vuole essere dipinta da queste parole. Cominciamo. Prendi il celeste, disegna un bicchiere d’acqua. Prendi il blu scuro, dipingi il mare e poi il cielo, scorda l’orizzonte, o meglio, mandalo un po’ più in là, immergi il cielo nel mare, disegna le stelle su entrambi, te ne sarà grata.
Sai, infatti a lei piace specchiarsi nel mare, è lei che gli dà quel colore scuro, lo sente suo: se tu li disegni come se fossero la stessa cosa la rendi felicissima.
Appoggia la tavoletta, chiudi gli occhi. La senti la sua mancanza, lei la sente la tua, non la guardi e lei non ti guarda. Certo ti accarezza, questo lo senti, ma un po’ le dispiace se non la guardi.
Uno sguardo.
Notte che guarda, che osserva, notte che tocca l’anima. Notte che sogna.
Notte timida, sì, timida. Notte sfacciata, ancora sì, sfacciata.
Un’orchestra di luci e suoni: lei, notte che ama la musica, l’arte.
Notte che saluta chi sta nascendo. Notte che saluta chi sta morendo. Notte che saluta chi parte e chi arriva. Notte che saluta chi tradisce. Notte che ti saluta. Notte che saluta chi abbandona. Notte che ti saluta. Notte che ti abbandona. Notte che ti saluta.
Non hai fatto come ti ho detto, “dipingila con il mare”, tu hai fatto come ti pare, lei si è offesa e se ne vuole andare. Notte che deve rimanere, notte che rimane con un sorriso finto, finto per te, notte che sta lì per te, per un favore a suo fratello.
Notte che ormai ti ha dato tutto e che tu hai trattato male.
Hai violentato la sua presenza, l’hai accettata e l’hai cacciata come se niente fosse. Ti ha salutato, sì, educatamente, ha accettato, sì, la tua decisione, ma ormai sorride con forza.
